Vittorio Miani, 74 anni, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del 61enne Franco Gatti. La sentenza è stata letta in tribunale a Reggio in serata, dopo un’ora e mezzo di camera di consiglio e un’udienza durata tutta la giornata.
I giudici hanno quindi accolto le richieste del pubblico ministero Katia Marino. Riconosciute le aggravanti della premeditazione e dell’occultamento di cadavere.
Impassibile e tranquillo come durante tutto il dibattimento l’imputato. E’ stato lui, secondo la giuria, con freddezza e lucidità, a sparare a bruciapelo due colpi di carabina all’ex socio in affari Franco Gatti. E ha poi nascosto il corpo del 60enne rappresentante ceramico nel pozzo del casolare di proprietà di sua moglie, a Sant’Antonino di Casalgrande. Il cadavere fu trovato dai carabinieri alcuni giorni dopo, il 2 agosto 2010.
Davanti alla corte d’Assise e al presidente del tribunale Francesco Maria Caruso hanno ricostruito le testimonianze e gli indizi anche gli avvocati di parte civile. In particolare il legale Andrea Zumarelli ha ricordato quello che secondo l’accusa è il movente. Un movente economico, 53mila euro mai restituiti da Gatti a Miani dopo il fallimento di ben due società fondate insieme: la Ceramo e la nuova Ceramo. 9 anni di astio e litigi. Secondo i legali dell’imputato, gli avvocati modenesi Mario Marchiò e Giuseppe Scalera, non ci sono prove concrete che sia stato Miani a uccidere Gatti, il loro assistito doveva essere scarcerato. Ora faranno ricorso. Gli avvocati di parte civile hanno chiesto un risarcimento per la famiglia della vittima, in particolare 400 mila euro per la figlia di Gatti, Elisabetta.
di Giulia Gualtieri
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