“La verità è che scelte sbagliate dei manager hanno portato i numeri dell’azienda fuori controllo. Il patrimonio dei comuni ha avuto una svalutazione del 75%, così come le azioni sottoscritte dai privati”. L’analisi della presidente della Provincia Sonia Masini sulla situazione di Iren è durissima, le conclusioni altrettanto drastiche: “Io credo che il management di Iren non sia all’altezza della situazione. Anche il direttore generale Viero non è all’altezza e non ha rappresentato Reggio all’interno del gruppo”.
Anche il giudizio di Matteo Alberini, della segreteria provinciale della Cgil, è severo. “Tutte le decisioni sull’energia si prendono a Torino – dice – mentre sull’acqua decide tutto Genova”. E ancora: “Il Comune di Reggio crede nel controllo pubblico dell’azienda, ma quelli di Torino e Parma da anni vogliono vendere le azioni. E’ chiaro che gli interessi con cui i soci pubblici si sono avvenurati in questa fusione erano divergenti”. 

Alessio Mammi, coordinatore dei Comuni reggiani azionisti di Iren, sottolinea l’importanza dei benefici che l’azienda riversa sul territorio attraverso gli investimenti, gli appalti e la qualità dei servizi, ma non nega che sia necessaria una correzione di rotta da parte dei manager: “Noi sindaci abbiamo dato delle indicazioni. Iren deve allontanarsi dalla finanza, perchè non è una banca. E’ un’azienda che deve fare investimenti sul territorio. In quali settori? Depurazione, ciclo idrico, ambiente ed energie rinnovabili. Poi tra sei mesi gli amministratori arriveranno a scadenza - dice Mammi - e si deciderà se confermarli o no”.
Sergio Veneziani, storico direttore generale dell’Agac, ricorda che l’azienda nacque nel ’74 sotto la spinta del Comune di Reggio per portare gas, acqua e servizi di depurazione in tutta la provincia: ”Cioè era l’ente locale che rappresentava i cittadini e faceva servizi per i cittadini. Il problema è che siamo arretrati. E la colpa non è solo dei manager, ma anche degli amministratori che si sono succeduti nel tempo”.

di Gabriele Franzini



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