Un mese di tempo per decidere se restare all’interno del sistema Confapi o rompere gli ormeggi per navigare verso altri lidi. Luglio sarà un mese decisivo nella storia di Confapi Reggio. Lunedì pomeriggio una riunione del consiglio direttivo convocata dalla presidente Cristina Carbognani (foto) a cui ha partecipato una quarantina di imprenditori ha fissato la linea. Il giorno x è giovedì 26 luglio, quando sarà eletto il successore di Paolo Galassi alla presidenza nazionale. Se sarà eletto un presidente capace di imprimere una netta svolta rispetto al passato, Confapi Reggio resterà nell’associazione. In caso contrario, ne uscirà.
La seconda opzione è sicuramente la più probabile, anche perchè Confapi è dilaniata da contrasti fra il centro e le associazioni periferiche che sono anche di natura economica, con un contenzioso sempre più aspro sulla gestione delle risorse. Ma la domanda che agita i sonni dei vertici di via Che Guevara è: uscire da Confapi per andare dove? Dove ricollocare l’esperienza storica e il peso specifico delle 500 aziende associate?
Le strade possibili sono tre. La prima è quella di confluire in Confindustria: è la strada preferita dalla Carbognani e da alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ma è vista con sospetto da molti piccoli imprenditori, che la vedono come la negazione della storia dell’Api e temono di essere fagocitati. La seconda è quella di unificarsi con la Cna, ma il timore è quello di perdere per strada in questo modo le imprese maggiori, che non sono interessate a questa prospettiva. La terza carta, che raccoglie non pochi consensi, è quella dell’adesione a Confimi, l’associazione costituita nel marzo scorso dalle Api di Modena, Bergamo e Vicenza in aperta rottura con Confapi nazionale.
di Gabriele Franzini
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