I gravi fatti di cronaca di via Mantegna a Reggio impongono la presa di coscienza e la riflessione sollecitate dal vicequestore Cesare Capocasa. Anche la nostra provincia, come il resto del paese e in particolare il Nord Italia, è costretta a fare i conti con un nuovo tipo di criminalità. Una criminalità che non si dedica a reati di particolare spessore, ma per lo più a furti e rapine. E che tuttavia è propensa ad un uso della violenza sproporzionato e spesso del tutto immotivato.
Di fronte a questo fenomeno, le nostre comunità rischiano di essere disarmate. E non per le sciocchezze che ogni volta si cercano di contrabbandare, come il presunto buonismo di un’amministrazione comunale o di un giudice. Le nostre comunità rischiano di essere disarmate per ragioni molto più serie. Primo: le leggi sull’immigrazione non funzionano e non sono altro che sanatorie mascherate. Secondo: il sistema giudiziario non funziona. Per evitare che le carceri scoppino, molti reati sono ormai depenalizzati. Se uno dei ladri di via Mantegna non avesse tentato di sparare ad un agente con la pistola che gli aveva sottratto, lui e il suo complice finiti in manette non sarebbero neppure stati arrestati. Se la sarebbero cavata con una denuncia a piede libero per furto. Terzo: in questi anni le forze dell’ordine sono state progressivamente indebolite dai Governi che si sono succeduti. Il risultato, per fare un esempio, è che oggi la Questura di Reggio ha meno agenti di 20 anni fa. Per non parlare dei mezzi, delle risorse, dei soldi per pagare gli straordinari e così via. E scorrendo l’elenco dei tagli alle forze dell’ordine e alla giustizia contenuti nel decreto di revisione della spesa pubblica, il futuro non promette niente di buono.

di Gabriele Franzini



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