| Editoriale |
martedì 09 marzo 2010 Articolo 10, comma 2 L'articolo 10 comma 2 è una riga di testo, contenuta nella deliberazione dell'autorità per le comunicazioni del 16 febbraio scorso, che in materia di par condicio televisiva dice: 'Resta salva per l'emittente la libertà di commento e di critica, che in chiara distinzione tra informazione e opinione, salvaguardi il rispetto delle persone.' E' l'unica riga che consente ai giornalisti di conservare uno straccio di dignità professionale, di poter ancora usare il proprio cervello e di non rubare lo stipendio agli editori e il tempo ai telespettatori. Perché a parte quella riga, lo spirito di tutti i regolamenti, norme, leggi, riconducibili alla cosiddetta par condicio, va in una precisa direzione: rendere inutili le televisioni e i giornalisti nella formazione delle coscienze di voto. O, peggio ancora, renderli utili solo ai furbetti della politica eliminando fastidiosi servizi ed inchieste. In una recente delibera c'è addirittura scritto: è possibile realizzare trasmissioni di comunicazione politica (come il nostro settimanale Habitat per intenderci), ANCHE mediante la partecipazione di giornalisti che rivolgono domande ai politici. Anche. Come a dire: non è obbligatorio, e se non ci sono, i giornalisti, è meglio. Un'altra norma dice che se invitiamo i rappresentanti di tutte le liste ad un dibattito (è obbligatorio, anche se le liste sono 25) e uno di questi non si presenta, non possiamo usare il suo tempo per parlare con gli altri. Non ci resterà che mandare in onda una seggiola vuota per dieci o venti muniti, facendo le domande ai braccioli della poltrona. A livello nazionale, come sapete, non va meglio: in RAI hanno fatto prima, chiudendo sine die i programmi di informazione più visti e importanti del servizio pubblico. La Commissione parlamentare di vigilanza è riuscita a concepire anche l'obbligo, per i conduttori dei TG, di NON FARE CAPIRE ai telespettatori i loro personali orientamenti politici. Avremo facce di bronzo o da pesce lesso a leggere le notizie, perchè se uno fa tanto di sorridere o ammiccare rischia la denuncia. La par condicio a nostro avviso è un terribile concentrato di ipocrisia, un insulto alla intelligenza delle persone e una offesa alla libertà di pensiero e di parola sancita dall'art. 21 della Costituzione che aggiunge: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure. E' anche, a nostro avviso, l'antitesi del pluralismo che a parole vorrebbe difendere. Era nata come via d'uscita allo strapotere di Berlusconi che nel '94 vinse le elezioni grazie al battage pubblicitario delle proprie reti televisive, ma anzichè colpire il conflitto d'interessi si è finito per mettere il bavaglio a chi raccoglie ed esprime l'interesse collettivo. Oggi la par condicio è la celebrazione del pensiero unico e della censura politica, che producono l'unico effetto di rendere i cittadini meno informati e meno consapevoli, dunque meno liberi. Per fortuna ci resta l'art. 10 comma 2. Ci aggrappiamo a quello e lo useremo nei prossimi giorni, prima che lo cancellino alle prossime elezioni. |
| di PAOLO BONACINI |







