cerca nell'archivio notizie  
mercoledì, 08 settembre 2010, ore 09:40

Attualità 
venerdì 30 luglio 2010
Burani, il silenzio dei controllori

Si sono svolti oggi a Milano gli interrogatori di garanzia di Walter e Giovanni Burani, arrestati mercoledì con l'accusa di bancarotta fraudolenta. In mattinata, nel carcere di San Vittore, Giovanni Burani ha risposto per due ore alle domande del gip Fabrizio D'Arcangelo. Il padre Walter è stato invece sentito nel pomeriggio a Palazzo di giustizia. L'accusa e i difensori di Giovanni Burani hanno concordato per domani un interrogatorio che sarà condotto dal pubblico ministero Luigi Orsi. In quella occasione, secondo i suoi avvocati, il manager potrebbe anche affrontare la questione del presunto tesoro estero della famiglia.

Intanto ci si chiede perchè, anche in questa occasione, i meccanismi di vigilanza abbiano fallito e il campanello d'allarme sia suonato quando era già troppo tardi. Vendite fittizie imbastite con l'unico scopo di mettere a bilancio profitti inesistenti, prestiti a società della famiglia Burani, finanziamenti anche di decine di milioni di euro erogati a società estere di proprietà di terzi, aziende controllate occultamente attraverso lo schermo di fiduciarie e di una finanziaria olandese: dov'erano i controllori mentre succedeva tutto questo e molto altro?

Vediamo: la società di revisione era la Mazars. I revisori hanno il compito di certificare che i bilanci rappresentino in modo veritiero la situazione patrimoniale, finanziaria e il risultato economico della società. La Mazars svolgeva questo incarico almeno dal gennaio del 2000. Non solo: certificava anche i conti di Antichi Pellettieri, Greenvision Ambiente, Bioera e dell'olandese Burani Designer Holding, le altre società quotate controllate dalla famiglia. Nel solo 2008 la Mazars ha incassato dalle società italiane dei Burani un milione e 298 mila euro, a cui bisogna aggiungere le fatture emesse per la revisione contabile della capogruppo olandese. I primi rilievi della Mazars sono arrivati soltanto il 29 agosto 2009, pochi mesi prima del crac. In dieci anni i revisori non avevano mai avuto niente da ridire.

E i sindaci? Dal 2000 nel collegio sindacale si sono alternati sei professionisti: Fabrizio Fontanesi, Ernesto e Guido Maria Avanzini, Giovanni Grazzini, Pietro Lia e Danilo Morini. Secondo la Procura di Milano Fontanesi, presidente dal 2001 al maggio 2007, sarebbe nientemento che 'il commercialista di riferimento della famiglia Burani'. E gli altri? Danilo Morini fa parte del collegio sindacale di Mariella Burani ininterrottamente da almeno 10 anni e sedeva anche nel consiglio della capogruppo domiciliata in Olanda e fallita il 10 febbraio scorso. Pietro Lia, l'ultimo presidente del collegio sindacale, è in carica dal maggio 2007. L'anno scorso è arrivato ad assommare 15 incarichi in altrettante società, tutte controllate dai Burani. Compenso complessivo: 154 mila euro solo dalle società italiane.

Per finire: l'ispezione della Consob ha portato alla luce alcune delle operazioni che ora sono sotto la lente della magistratura. Ma è scattata solo nel giugno 2009 e si è conclusa alla fine del marzo 2010. Dov'era la Consob quando i Burani, per sostenere il titolo in Borsa, attraverso le finanziarie di famiglia compravano e vendevano azioni della società al ritmo di 300 milioni di euro all'anno?

di GABRIELE FRANZINI

© TELEREGGIO





Stazione Meteorologica di Telereggio - 13.50
Temperatura
21.9 °C
Umidità
70 %
Filmato Meteo

TR VIDEOcomunicareradioreggioMantova TVemilianet